Nel cuore del sistema produttivo europeo, l’industria delle costruzioni rappresenta un pilastro essenziale, sia in termini di occupazione che di valore aggiunto. Con circa 25 milioni di addetti e un contributo pari a oltre il 9,6% del valore aggiunto totale dell’UE, il comparto è il secondo ecosistema industriale europeo, preceduto solo dal commercio al dettaglio. Tuttavia, la sua centralità economica non lo mette al riparo da minacce profonde e sistemiche: la pandemia, la crisi energetica, le tensioni geopolitiche e la crescente pressione ambientale ne stanno ridisegnando radicalmente i confini operativi.

Il documento “Transition Pathway for Construction” della Commissione Europea delinea un piano articolato per affrontare queste sfide.

Alla base c’è una consapevolezza: la competitività dell’industria delle costruzioni non può più basarsi su dinamiche tradizionali. Occorre ripensare processi, filiere, materiali e modelli di business con un approccio sistemico che integri resilienza, sostenibilità e innovazione.

L’ecosistema sotto stress: vulnerabilità e dipendenze

Uno dei punti critici è rappresentato dalla forte dipendenza da materie prime e prodotti importati, spesso soggetti a volatilita dei prezzi e incertezze logistiche. Il caso degli impianti HVAC, dei cablaggi in rame e delle plastiche per sanitari – in gran parte provenienti da Cina, Turchia e Regno Unito – è emblematico di una fragilità strutturale che espone l’intero settore a shock esterni. Il documento evidenzia come la diversificazione delle forniture, il ricorso a materiali alternativi e la promozione di filiere locali siano azioni imprescindibili per garantire continuità operativa.

Altrettanto critico è il tema dell’ energia. Le imprese manifatturiere che forniscono materiali da costruzione sono spesso energivore. I rincari legati al conflitto in Ucraina e le tensioni sul mercato del gas hanno causato tagli produttivi, con il rischio di delocalizzazione e perdita di capacità industriale. In questo contesto, iniziative come il piano REPowerEU e il Quadro Temporaneo per gli aiuti di Stato mirano a tamponare l’emergenza, ma non bastano: serve una strategia di lungo periodo per l’autonomia energetica e la decarbonizzazione.

La via dell’innovazione: tecnologie e digitalizzazione

Un altro pilastro del rilancio competitivo è l’ adozione di tecnologie avanzate. La prefabbricazione, l’automazione del cantiere, la stampa 3D e i sistemi digitali per il project management non sono più opzionali: sono strumenti essenziali per ridurre costi, aumentare l’efficienza e garantire la qualità. Il documento della Commissione invita a promuovere investimenti mirati in queste tecnologie, anche attraverso incentivi fiscali, fondi strutturali e programmi UE come Horizon Europe e InvestEU.

In parallelo, è necessario rafforzare la capacità innovativa delle PMI e favorire la nascita di start-up specializzate nel settore delle costruzioni. Programmi come StartUp Europe e le partnership pubblico-private possono offrire supporto concreto allo scale-up di soluzioni digitali e sostenibili.

Il fattore umano: competenze, occupazione, reti

Ma non c’è competitività senza persone. Il settore è tradizionalmente labour-intensive, e oggi si trova di fronte a una carenza cronica di manodopera qualificata. La transizione ecologica e digitale richiede nuove competenze: dalla gestione dei dati alla conoscenza dei materiali bio-based, dall’uso di droni al monitoraggio delle emissioni di cantiere.

La risposta della Commissione è duplice: da un lato potenziare la formazione continua e il reskilling, dall’altro migliorare l’immagine del settore, per attrarre giovani, donne e professionisti. I cluster, le reti europee e le comunità professionali diventano così strumenti di coesione e accelerazione.

Standard, regole e concorrenza leale

Infine, una dimensione spesso sottovalutata ma cruciale è quella normativa e regolatoria. Il documento insiste sulla necessità di armonizzare gli standard tecnici e promuovere le normative europee nei mercati esteri. In un contesto globale segnato da concorrenza asimmetrica, è fondamentale garantire un level playing field, evitando che imprese straniere sussidiate possano alterare la competizione.

In questo senso, il regolamento UE sulle sovvenzioni estere entrato in vigore nel 2023 rappresenta un tassello importante. Parallelamente, si promuove la valorizzazione del “costruire europeo”, anche attraverso strumenti simbolici come il Mies van der Rohe Award e iniziative legate al New European Bauhaus.

Conclusione: un cantiere aperto sull’Europa

La transizione competitiva del settore delle costruzioni non è un processo lineare né rapido. Ma è già iniziata. E richiede un approccio integrato che tenga insieme industria, territori, politica e società civile. Le azioni delineate dalla Commissione rappresentano una roadmap chiara, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di governance multilivello e dalla volontà condivisa di costruire, letteralmente e simbolicamente, il futuro dell’Europa.

Il cantiere è aperto. E la posta in gioco è altissima.

Per approfondire, leggi il documento Transition Pathway Construction 15 March 2023 final.pdf completo.