Arriva il via libera di Bruxelle alla rimoludazione del PNRR di Draghi in chiave Meloni. Si arriva a 194,4 miliardi di euro complessivi che sono già stati, stanno per essere e saranno stanziati per 614 obiettivi complessivi, con un aumento di 12 miliardi rispetto alla prima versione del PNRR. In arrivo entro il 31 dicembre la quarta rata da 16,5 miliardi (e l’Italia sarà l’unico paese europeo ad incassare la quarta rata entro fine 2023).
Dei 194,4 miliardi complessivi, 122,6 saranno erogati sotto forma di sovvenzioni e 71,8 in prestiti a lungo termine. Per portare a casa l’ok della UE, oggi il PNRR prevede 66 riforme (7 in più rispetto a quelle previste da Draghi) e 150 progetti di d’investimento. Transizione digitale e RepowerEu i grandi vincitori degli aumenti, mentre escono dal PNRR diversi progetti in ritardo o considerati irrealizzabili, per un totale di 11,5 miliardi che sono stati riposizionati.
Ai 194,4 miliardi del PNRR si affiancano i 30 del Fondo Nazionale complementare, portando così i fondi a debito a un totale di poco più di 150 miliardi.

I numeri nel dettaglio
RepowerEU, la fetta italiana per svincolarsi dal gas russo sale a 11,2 miliardi.
12,4 miliardi saranno destinati alle imprese e suddivisi tra 6,36 miliardi per la Transizione 5.0, 320 milioni per l’autoproduzione di energia da parte delle piccole imprese e, 850 milioni per l’agrisolare, 2,5 per rafforzare la competitività e la resilienza delle filiere produttive, 2,8 per i contratti della filiera agricola (fondi raddoppiati) e 308 milioni per il turismo (che tra l’altro, sempre in un articolo apparso questa domenica su Il Sole 24 Ore, sembra crescere essere tornato ai livelli del 2019, cubando un’industria da 255 miliardi pari al 13% del PIL nazionale).
1,2 miliardi del PNRR sono stati riprogrammati per i lavori di ripristino di opere e infrastrutture colpiti dal dissesto e dalle calamità naturali in Emilia Romagna, nelle Marche e in Toscana (lavori di difesa idraulica, ripristino della viabilità delle infrastrutture staradli, ripristino del patrimonio edilizio residenziale pubblico e delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche, delle scuole e delle infrastrutture sportive).
1,8 miliardi per il rafforzamento delle reti elettriche e del gas.
1,024 miliardi per il rafforzamento degli acquedotti e della rete idrica.
1,164 miliardi per l’acquisto di treni e materiale rotabile green a livello nazionale e regionale;
400 milioni per l’elettrificazione delle banchine portuali (alimentazione elettrica delle navi in porto, progetto Cold Ironing).
921 milioni per il rafforzamento della sicurezza infrastrutturale nelle scuole, la costruzione di nuove scuole e l’estensione del tempo pieno.
1,380 miliardi per l’efficienza energetica degli immobili di famiglie a basso reddito.
1 miliardo per la dotazione del Piano Gol (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) per favorire l’accesso al mercato del lavoro.
618 milioni per i giovani, di cui 238 per gli alloggi e studenti, 300 per le borse di studio.
100 milioni per le start-up.
Chi resta o entra…
Confermati i lavori di rafforzamento della linea ferroviaria Brescia-Verona-Padova. Resistono gli sgravi a investimenti delle imprese in tecnologie Industria 5.0, la costruzione di alcune reti per l’energia (Cavi elettrici da sud a nord e tra le isole, compresa la Corsica; gasdotto della dorsale adriatica di Snam). Sopravvive per un soffio il Terzo Valico anche se con molte incognite sui tempi e le modalità di realizzazione (si vocifera di una riduzione del progetto a una sola canna e su un avanzamento degli scavi di 2 m al giorno).
Ridimensionati rispettivamente a 2 miliardi e 900 milioni i progetti di “rigenerazione urbana” e i “Piani Urbani Integrati”.
…e chi esce
Sono state emendate 96 misure complessivamente tra cui 5 miliardi di piccole opere dei Comuni, perché ritenute difficili da realizzare nei tempi indicati (entro il 2026), 1 miliardo di opere di viabilità considerate inammissibili, alcuni lavori contro il dissesto idrogeologico. Secondo il Ministro Fitto, saranno comunque finanziate con altri Fondi.
Stop al rafforzamento del Superbonus, delle linee ferroviarie regionali, al Piano Asili Nido, ad ospedali e case di comunità sanitarie, telemedicina e investimenti nelle Zes. Niente da fare anche per il progetto “Caput Mundi” di Roma per il turismo, la “Rinaturazione dell’Area del Po, l’eolico off-shore (questo sostituito da 1,5 miliardi per la produzione di tecnologie rinnovabili e di batterie).
Escono dal PNRR il rafforzamento della linea ferroviaria Verona-Brennero e il piano Eni-Snam per la cattura e sequestro di CO2 al largo di Ravenna, la realizzazione della circonvallazione di Trento, il collegamento ferroviario Roma-Pescara, due lotti della palermo-Catania e una parte dei fondi per il sistema Ertms di segnalazione dei treni.
La Transizione 5.0 vale 6,36 miliardi
E’ il nuovo nome di Industria 4.0 (o Transizione 4.0) e sarà legato a obiettivi di efficientamento energetico dei processi produttivi. Si tratta di un pacchetto di crediti d’imposta per agevolare gli investimenti delle imprese in innovazione digitale in chiave green e sostenibilità, con aliquote crescenti all’aumentare degli obiettivi di efficientamento che saranno, ovviamente, da certificare.
Tra le spese ammesse anche quelle di formazione del personale in competenze inerenti la transizione energetica, fino al 5% degli investimenti complessivi,
Le sette nuove riforme
- Taglio dei sussidi fiscali dannosi per l’ambiente, per circa 20 miliardi tra cui rientreranno gli sgravi per il gasolio da autotrasporto e a uso agricolo;
- Riordino complessivo degli incentivi alle imprese;
- Testo Unico per le energie rinnovabili;
- Riqualificazione dei lavoratori;
- Riduzione dei costi di connessione degli impianti a biometano;
- Integrazione del PNRR con politiche di coesione finanziate dalla UE (per altri 47 miliardi nel periodo 2021/2027);
- La Legge annuale di concorrenza toccherà settori come il farmaceutico, distribuzione al dettaglio, assicurazioni, reti del gas, porti e procedure di apertura d’impresa.
Il PNRR prevede fondi UE che sono stati e saranno versati in un totale di 10 rate tra fine 2021 e prima metà del 2026.

