Riparte il mercato dei pneumatici ricostruiti

2023-08-21T11:25:20+02:0030 Aprile 2019|Categorie: Componenti, Notizie|Tag: , , |

2018 vs 2017: + 2,1%. Dopo sei anni di calo consecutivi finalmente il segmento dei pneumatici ricostruiti torna a registrare un aumento. Complici i dazi antidumping introdotti dalla UE per contrastare le importazioni dalla Cina di pneumatici nuovi e ricostruiti.

Ma cosa accadrà adesso? Quale scenario si prospetta per il settore? Da un’intervista rilasciata da Stefano Carloni, presidente dell’Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici, emerge chiaro che l’aiuto arrivato dall’imposizione dei dazi da solo non può bastare a “salvare” il settore. Il mercato dei pneumatici ricostruiti va sostenuto e, secondo Carloni, per farlo si deve adeguare a quelli che sono i trend economici mondiali del futuro.

“Premesso che la tendenza dei prossimi anni di tutta l’industria europea sarà verso l’economia circolare, l’industria della ricostruzione avrà bisogno di trovare misure strutturali in grado di sostenere la produzione e la domanda nel medio-lungo termine. Servirebbe ad esempio un sistema di certificazione della carcassa: è un elemento che ad oggi manca, ma che riteniamo potrebbe dare un solido fondamento al futuro della ricostruzione, stimolando anche la competitività del prodotto nuovo. E la stessa industria del pneumatico nuovo, a sua volta, potrebbe giocare un ruolo importante: in un momento positivo per il mercato, sarebbe opportuno investire con decisione sull’innovazione tecnologica, per migliorare ulteriormente la qualità del prodotto offerto, così da rendere ancora più competitiva la ricostruzione” ha infatti dichiarato Carloni.

Ma è proprio di fronte alla considerazione del fatto che il settore del pneumatico ricostruito dovrebbe, neanche a dirlo, essere uno dei protagonisti dell’economia circolare nell’industria e invece non lo è che si capisce chiaramente come vi siano numerose difficoltà e controsensi da mettere a posto. Per Carloni un punto di partenza potrebbe essere il recepimento delle direttive europee sull’economia circolare, che gli stati membri dell’Unione dovranno perfezionare entro maggio del 2020. E’ auspicabile che di fronte a tale obbligo i nostri legislatori creino strumenti atti a supportare un nuovo modello di sviluppo industriale del settore del pneumatico ricostruito. Ad esempio, dice Carloni: “proprio per il suo essere un perfetto paradigma di economia circolare la ricostruzione dovrebbe essere agevolata in più modi, ad esempio supportando la domanda attraverso una fiscalità di vantaggio, che può assumere la forma di un credito di imposta o di uno sgravio fiscale per l’utilizzatore”.

Tra gli altri punti su cui lavorare per rilanciare il settore, Carloni indica la certificazione della ricostruibilità delle carcasse; una maggiore uniformità nelle dimensioni delle carcasse; lo sviluppo di un sistema di tracciabilità dei pneumatici (cosa che andrebbe a vantaggio anche di un corretto recupero e smaltimento). E, last but not least, la necessità di non gravare con un eccessivo carico normativo e burocratico sulle aziende che si occupano di ricostruzione, soprattutto ora che escono da un periodo di sofferenza del mercato durato sei anni.

Ovviamente in tutto questo una delle carte vincenti su cui puntare è la consueta capacità delle aziende italiane di primeggiare per innovazione ed eccellenza. L’Italia ha dalla sua parte una forte tradizione nella ricostruzione anche sul versante dei macchinari e dei materiali, per esempio. Tale industria si è appunto affermata come un’eccellenza a livello internazionale, arrivando a esportare gran parte della propria produzione. Proprio per questo le aziende italiane del settore hanno saputo resistere bene alla crisi degli ultimi decenni, e ad oggi know how e l’esperienza accumulata offrono importanti opportunità per innovare e rilanciare la ricostruzione e la sua competitività anche sul mercato domestico.

© Macchine Cantieri – Riproduzione riservata – Foto di repertorio
Segnalazioni, informazioni, comunicati, nonché rettifiche o precisazioni sugli articoli pubblicati vanno inviate a: mc@macchinecantieri.com