Lavoro | Allarme di Confartigianato, a rischio il “Made in Italy”

2023-08-28T14:58:50+02:0028 Agosto 2023|Categorie: Aziende, Notizie|Tag: |

il 19 agosto Confartigianato diffondeva il comunicato “LAVORO – Manca 48% manodopera. In 1 anno +7,6% lavoratori introvabili. Granelli: ‘Così è a rischio il made in Italy’ “, secondo cui il fenomeno della mancanza di personale si è aggravato rispetto al 2022.

Un problema che rischia di diventare endemico, perché (a nostro avviso) quello che si fatica a scrivere, nero su bianco (mannaggia a questo infame … correct per cui non si può più scrivere le cose se non mediante allocuzioni, modi di dire, ecc che alla fine fanno pure travisare la realtà), è come stanno veramente le cose: le offerte di lavoro sono si, tante, ma le aziende stanno cercando personale qualificato, ossia con competenze professionali e aggiornato mentre il grosso di chi cerca lavoro non ha, ahinoi, un curriculum adatto. Ecco spiegato perché la domanda di lavoro, altrettanto alta, non riesce a soddisfare le offerte di lavoro e le aziende sono sempre più in difficoltà e guardano alla robotizzazione, all’automazione e all’AI con sempre maggior interesse. Anche se a discapito della perdita di expertise legata proprio al mancato passaggio di consegne dei “trucchi del mestiere” tra generazioni.

Qui non si tratta di fare politica, ma una semplice analisi dei fatti: le persone che cercano lavoro, in soldoni, non sono all’altezza (professionale, si intenda bene) di ciò che le aziende cercano. Ma la cosa peggiore è la seguente: […] E, nel frattempo, 1,7 milioni di giovani tra 15 e 29 anni non studia, non si forma, non cerca occupazione. […] ha dichiarato il Presidente di Confartigianato Marco Granelli nel comunicato di cui al link sopra.

Chi manca e dove?

Secondo il comunicato di Confartigianato “le maggiori difficoltà di reperimento si riscontrano per i tecnici specializzati nella carpenteria metallica (70,5% di personale difficile da trovare), nelle costruzioni (69,9%), nella conduzione di impianti e macchinari (56,6%)” e “nell’ultimo anno, infatti, la quota di lavoratori difficili da trovare è salita di 9,1 punti nel Mezzogiorno, di 6,9 punti nel Centro, di 7,4 punti nel Nord Ovest e di 6,5 punti nel Nord Est. In particolare, i maggiori aumenti si registrano in Abruzzo (+11,5%), in Calabria (+10,9%), in Liguria (+10,8%), in Puglia (+10,5%) e Trentino-Alto Adige, la regione più esposta al fenomeno, con +10,3%”.

In poche parole, il nostro settore è nel pieno della crisi: la carpenteria è alla base della costruzione di macchinari, gli operatori che usano queste stesse macchine sono fondamentali e, beh, ça va sans dire, il nostro settore è proprio quello delle costruzioni.

Proseguendo nel comunicato, la conseguenza logica è quella detta poc’anzi, che ritroviamo confermata nelle seguenti righe: “Ecco perchè il dibattito su salario minimo e lavoro povero deve allargarsi ad affrontare con urgenza il vero problema del Paese: la creazione di lavoro di qualità. Serve un’operazione di politica economica e culturale che avvicini la scuola al mondo del lavoro, per formare i giovani con una riforma del sistema di orientamento scolastico che rilanci gli Istituti Professionali e gli Istituti Tecnici, investa sulle competenze a cominciare da quelle digitali e punti sull’alternanza scuola lavoro e sull’apprendistato duale e professionalizzante. Bisogna insegnare ai giovani che nell’impresa ci sono opportunità, adeguatamente retribuite, per realizzare il proprio talento, le proprie ambizioni, per costruirsi il futuro”.

Se non avverrà rapidamente tutto ciò, ricordiamo a tutti che robot e AI stanno già bussando alla porta.