Cronache della ripartenza: ironia del destino chiedersi dove va l’autotrasporto

Si è appena conclusa la conferenza stampa di UNRAE, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, che ha fatto il punto, attraverso le parole del Presidente Franco Fenoglio, sulla situazione dell’autotrasporto italiano oggi che (forse) si sta intravedendo la luce in fondo al tunnell del Covid-19.

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Il quando tracciato da Fenoglio non si può certo dire rassicurante. I motivi, che purtroppo chi è del settore ben già conosce, sono sempre gli stessi, che l’autotrasporto si trascina da anni. E che si possono riassumere in un’affermazione che poi a cascata fa seguire tutto: la troppa frammentazione tra i vari attori del sistema fa perdere peso specifico al settore che viene così snobbato (parola poco elegante ma assolutamente calzante al contesto) non solo dalle Istituzioni, ma anche dall’opinione pubblica.

Vero che in Italia l’opinione pubblica si cura di poco, anzi di niente: parimenti al trasporto, un altro settore che ha sofferto dell’incuria delle Istituzioni e della gente comune è stata la sanità. E in entrambi i casi il conto da pagare è stato alto. In entrambi i settori abbiamo annoverato gente comune che si è scoperta capace di atti di abnegazione tali da meritare la definizione di eroe. Si può dire praticamente senza tema di smentita che medici, infermieri, autotrasportatori, autisti e personale dei supermercati sono stati quell’esercito silenzioso che ha salvato l’Italia. A caro prezzo. In termini di vite, ma anche di futuro: per molti di questi oggi il futuro è seriamente ipotecato.

Franco Fenoglio, Presidente UNRAE nonché Presidente e Amministratore Italscania

Fenoglio non ha dimenticato parole di apprezzamento e rispetto per la categoria dell’autotrasporto, per aver dimostrato quella abnegazione di cui siamo stati testimoni. Ma purtroppo ha dovuto esporre anche un’analisi che svela una profonda preoccupazione per il futuro del settore.

Un futuro funestato da mille insidie che ne minano la competitività, ne assottigliano le fila e lasciano spazio alle imprese straniere che si stanno sostituendo alle imprese nazionali nelle esportazioni.

Tutte difficoltà già viste, segnalate, analizzate… e a cui si è permesso di perdurare. Ma mai come dopo Covid-19 la situazione è stata tanto insostenibile. L’istogramma dell’andamento del mercato dal 2007 a oggi dice più di mille parole:

Dopo la crisi del 2008/2009 l’autotrasporto non ha più rialzato il capo, vivendo nel 2014 il proprio annus horribilis. Un periodo condiviso con i Costruttori di veicoli industriali che hanno dovuto rivedere le proprie dimensioni organizzative. Ci ha messo 11 anni a recuperare la metà circa di quanto perso, e ora il Covid-19 pone un ulteriore ostacolo.

La crisi (economica prima e sanitario-economica ora) ha inoltre estremizzato anche gli altri problemi: in primis la vetustà del parco circolante in Italia.

 

In barba a tutte le belle parole legate a sicurezza, riduzione dell’impatto ambientale e incuranti di tutti i soldi investiti dai Costruttori per produrre veicoli indirai sempre più all’avanguardia, in Italia circolano ancora 88.000 camion Euro 0, ossia con oltre 27 anni di attività. Gli euro 6 sono 120.000 (solo il 17,5% del totale) e a farla da padrone sono i veicoli euro 3 che oggi hanno la ragguardevole età di 19 anni. A nulla sono valse le mille campagne di incentivi alla rottamazione, dalla durata esigua e dall’incertezza del rinnovo/proroga.

La fotografia del settore che ne emerge è impietosa.

In 10 anni il sistema Italia, con la crisi dell’autotrasporto, ha perso:

  • 135.000 posti di lavoro
  • 35.000 imprese
  • 1,5 miliardi/anno di fatturato
  • 105 milioni/anno di gettito fiscale
  • il 30% delle reti di assistenza dei veicoli commerciali

E adesso, dopo il coronavirus, questi numeri non potranno che peggiorare.

Inutile riportarli, si evincono dalla slide qui sopra. Una vera e propria Caporetto del settore. Un dramma economico e sociale che ha pochi eguali e che, parimenti, è ignorato come pochi altri (tanto per fare un parallelismo, con la crisi Ilva erano a rischio 15.000 posti di lavoro). Perché nessuno ascolta l’autotrasporto?

Provvedimenti urgenti, anzi urgentissimi

E’ quanto invoca Fenoglio al termine del suo intervento. Si tratta di provvedimenti importanti, che per essere attuati hanno bisogno che le Istituzioni non solo trovino i soldi, ma soprattutto il coraggio di prendere decisioni e mantenerle. Perché andranno calibrate su quella che è la realtà di un settore in crisi già da anni, composto per la maggior parte da aziende piccole e poco capitalizzate. Cosa significa? Significa che, per esempio, a nulla vale la possibilità di spalmare i debiti su 6 anni se poi i tassi di interesse sono tra il 3 e 6% perché sono pochissime le imprese del settore che registrano un utile superiore al 3%. E’ una questione di matematica. E di consapevolezza.

Servono provvedimenti che permettano al settore di andare avanti dignitosamente.

Ecco le richieste di UNRAE:

e ancora:

E l’Europa in tutto questo? Dal resto della Comunità (che, sottolinea Fenoglio, nel momento della crisi sanitaria ci ha tagliato fuori, chiudendo le frontiere) arrivano poche speranze. Esile anche l’appello di Fenoglio, che comunque ha ricordato che ci sono già progetti approvati per 130 miliardi di euro per nuove infrastrutture. Sono soldi che potrebbero andare velocemente nelle tasche delle imprese e dare ossigeno, basta applicare il format del cantiere del nuovo ponte di Genova che è un esempio di come la collaborazione tra imprese e istituzioni consenta di realizzare le opere più impensabili. Serve però il coraggio di prendere decisioni a livello di istituzioni, e di abbattere la burocrazia.

Insomma, ci sono tante storture da raddrizzare e nel frattempo bisogna continuare a garantire i servizi, essenziali e non. Il settore andrà avanti, Fenoglio ne è sicuro, e per farlo dovrebbe unire le forze. Il presidente UNRAE ha infatti chiuso il suo intervento con un appello. Dare finalmente forma al Tavolo dell’Ecosistema di cui si sta parlando da anni senza risultato. ”

Un Tavolo dell’ecosistema a cui tutti devono partecipare, perché se non collaboriamo tutti insieme il Paese non ha un futuro” ha dichiarato Franco Fenoglio.

 

2020-05-08T13:48:07+02:008 Maggio 2020|Categorie: Notizie, Veicoli industriali e leggeri|Tag: , , , , |