Nel 2025 ancora oltre 2,2 miliardi di persone restano offline, ma per Doreen Bogdan-Martin, Segretaria Generale dell’International Telecommunication Union (ITU), il problema non è solo portare persone online: è rendere la connettività davvero utile, accessibile e inclusiva. L’intervista rilasciata a Wired Italia evidenzia come l’ONU stia ripensando le politiche globali per colmare non solo il divario digitale di accesso, ma anche quello di qualità, competenze e opportunità reali. (Wired Italia)
Il nuovo paradigma della connettività globale
Secondo il rapporto “Facts and Figures 2025” dell’ITU, gran parte della popolazione mondiale è oggi connessa, ma resta una quota significativa di persone escluse dal mondo digitale, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito. Questa esclusione non riguarda solo la mancanza di infrastrutture, ma anche barriere non monetarie come competenza digitale, costi di accesso, contenuti rilevanti e disparità di genere.
Per Bogdan-Martin, l’obiettivo dell’ONU non può limitarsi a “connettere tutti”, ma deve puntare a costruire una connettività significativa — ossia una rete che permetta piena inclusione sociale, emancipazione economica e partecipazione civica.
Infrastrutture, competenze e politiche pubbliche
La Segretaria Generale sottolinea che la disparità digitale è amplificata dal gap di competenze digitali basilari, che può variare enormemente da paese a paese, nonostante la presenza di collegamenti di base. L’ITU lavora con governi, operatori e organismi internazionali per espandere reti ad alta velocità come 4G, 5G e fibra ottica, incentivare investimenti e alimentare competenze digitali diffuse.
Tra le iniziative più rilevanti c’è la collaborazione globale con partner pubblici e privati per ridurre i costi dell’accesso e promuovere modelli di prezzo sostenibili, oltre a programmi di formazione digitale che spaziano da competenze di base a tecnologie avanzate come cybersicurezza e intelligenza artificiale.
Connettività in Africa, disparità di genere e opportunità per tutti
Un tema centrale dell’intervista riguarda anche le disuguaglianze di genere nell’accesso alla rete: nel 2025 circa 280 milioni in più di uomini rispetto alle donne utilizzano Internet, un divario che persiste soprattutto nei contesti meno sviluppati.
Per l’ITU, affrontare la sfida della connettività significa rendere i servizi digitali accessibili economicamente e culturalmente, creare contenuti rilevanti per le comunità locali e investire nella riduzione dei costi infrastrutturali e dei divari regionali.
Il ruolo delle organizzazioni globali e delle imprese
Bogdan-Martin sottolinea che la cooperazione internazionale è fondamentale per ottenere progressi reali: organismi come l’ITU, governi, imprese tecnologiche e ONG devono lavorare insieme per superare barriere normative, sociali ed economiche. Iniziative come Partner2Connect (P2C) e il progetto Giga con UNICEF sono esempi di sforzi globali concreti per mappare scuole, connettere comunità e promuovere pari opportunità digitali.
Per l’industria e per i settori delle infrastrutture e dei cantieri, comprendere queste dinamiche significa riconoscere che la trasformazione digitale va oltre la tecnologia: richiede strategie inclusive, politiche pubbliche lungimiranti e investimenti sostenibili per creare valore reale nelle comunità di ogni territorio.

